Pubblicato il 26 marzo 2012 in
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L’AC diocesana ricorda con affetto Totò Santoro che, oltre ad essere il responsabile del MEIC, è stato un amico e un riferimento prezioso per tanti di noi nel nostro servizio. Lo ricordiamo con il pensiero che gli ha dedicato Ercolino Cannizzaro durante i suoi funerali celebrati lo scorso venerdì.

E’ difficile parlare nell’ora del dolore più acuto, dello sgomento e della tristezza per la perdita di un amico carissimo e prezioso, di un fratello su cui poter contare e con cui potersi confidare, col quale si è camminato insieme, per un lungo tratto di strada, accomunati dalla stessa fede in Cristo e dallo stesso impegno nella Sua Chiesa. E’ l’ora, forse, del silenzio e delle lacrime, più che delle parole, quelle stesse lacrime che Gesù ebbe a versare per la morte dell’amico Lazzaro. E tuttavia, in quella stessa occasione, Gesù dichiarò apertamente che non la morte bensì la resurrezione e la vita sono il destino di ogni uomo che accoglie il dono della salvezza. E allora, anche se il dolore della perdita rimane, il cuore si apre alla speranza, perché «Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1Cor 15,20).
Padre Cesare Geroldi mi ha scritto ieri in un messaggio: «Non riesco ancora a capacitarmi. Totò ci mancherà, mancherà alla casa del Gelso e a tutti gli amici di Cosenza [così come mancherà agli amici sparsi in tutta la Calabria e fuori di essa, e in modo particolare mancherà alla sua famiglia e a tutti i suoi cari, che hanno sofferto con lui e accanto a lui in questi mesi di terribile prova]. Ieri sera celebrando la messa per lui, nella commozione, mi riaccorgevo di quante volte durante l’eucarestia diciamo il nome Salvatore. Ora il Salvatore Gesù, Crocifisso Vivente, sta accogliendo il nostro Salvatore».
Ecco, la fede nel Risorto che Totò ha professato e vissuto era espressa nel suo stesso nome di battesimo, in modo tutt’altro che formale. E allora vorrei dire, con parole essenziali, anche se largamente parziali e incomplete, che se Totò ci lascia nella dimensione del corpo, continua ad essere presente nella dimensione di quel mistero che è la comunione dei santi. E noi possiamo continuare a far memoria della sua esperienza cristiana, attingendone forza e luce. Sì, perché Totò è stato in primo luogo un cristiano autentico, in secondo luogo un cristiano autenticamente calabrese, e infine, in quanto cristiano e in quanto calabrese, un uomo di comunione.
Un cristiano autentico perché totalmente affidato alla Parola di Dio. Quella Parola creatrice di cui le nostre parole umane, se autenticamente umane, diventano un riflesso. Totò ha amato la Parola e le “parole”, non quelle inutili e superflue, ma le parole come strumento e veicolo di conoscenza, di crescita spirituale, di amicizia, di dialogo sincero e di comunione. Da qui il suo amore per la Sacra Scrittura e per lo studio dei Padri della Chiesa, che ha sempre voluto ribadire come punti fermi nell’impegno del nostro gruppo Meic di Cosenza; ma anche la sua passione per i libri e in particolare per la letteratura. Ecco: Totò ha saputo parlarci di Dio perché da Dio si era lasciato parlare e per questo era in dialogo con tutti.
Un cristiano autenticamente calabrese, dicevo, capace di gettare lo sguardo oltre i campanilismi e i provincialismi che spesso attecchiscono nella nostra regione, anche a livello ecclesiale. Un calabrese innamorato della sua terra e capace di abbracciarla tutta in uno sguardo lungo e appassionato; di indagarne il passato e di scoprirne le bellezze nascoste, percorrendola in tutta la sua estensione, mai sopraffatto dalla pigrizia, ma sempre pronto a intraprendere un nuovo viaggio, facendosi compagno e guida di molti amici. Del resto, il suo essere reggino di nascita e cosentino di adozione, mostrava il suo radicamento senza particolarismi, e la sua capacità di proiettarsi su tutti gli orizzonti.
Infine, un uomo di comunione, dentro la Chiesa e fra le Chiese, fra Oriente e Occidente, sempre teso alla ricerca dell’unità in Cristo, unità intesa come sinfonia delle differenze e ricchezza nella diversità. In un altro messaggio, il caro amico Gianni Novello mi ha scritto: «Totò ha raggiunto la pienezza dell’ecumenismo, lui che si era tanto dedicato a questa fatica ecclesiale. Tutte le chiese in Calabria sentiranno una profonda gratitudine per il suo convinto servizio a pratiche di unità in Cristo. Ed anche per me è proprio questa gratitudine a dettarmi nel profondo le parole della mia preghiera fraterna. A noi tutti resta l’impegno a ripartire ancora sul suo esempio».
Vorrei concludere con un ricordo. Alcuni giorni prima dell’operazione, nel mese di ottobre, lo avevo chiamato a Catanzaro per avere notizie. Con quel suo tono ironico e autoironico che tutti ricordiamo, con cui cercava di sdrammatizzare gli eventi, ma anche con l’aria di comunicare una cosa seria, sia pure con fare scherzoso, mi disse: «Indovina cosa sto leggendo!». Stava leggendo un saggio del grande teologo Karl Rahner sulla teologia Sacro Cuore. Era come se avesse deciso di gettare lo sguardo oltre il suo cuore di carne, un po’ capriccioso e poco affidabile, per tuffarsi nel mistero di quel Cuore che adesso lo accoglie.